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Analisi e commento LEGGE DI STABILITA' 2015

Si confermano infatti le molte incoerenze presenti nella Legge di Stabilità rispetto agli obiettivi annunciati dal Presidente del Consiglio. La misura di maggiore consistenza contenuta nel disegno di legge è quella relativa alla riduzione del cuneo fiscale. Un intervento di circa 14.5 miliardi - 10 miliardi sul versante del lavoro dipendente e 4,5 miliardi sul versante delle imprese - cui vanno aggiunti 1.9 miliardi della defiscalizzazione degli oneri previdenziali per i contratti a tempo indeterminato. Si tratta di misure che hanno come obiettivo lo sviluppo e la crescita, condizione insuperabile per riportare a livelli compatibili l’allarmante aumento della disoccupazione ormai giunta ad un tasso così elevato da non essere più sostenibile per il Paese, specialmente nel settore giovanile. La stabilizzazione del bonus degli 80 euro è certamente positiva, ma continua ad escludere una grande parte di cittadini, proprio quella che più sta subendo gli effetti recessivi della crisi, cioè gli incapienti e i pensionati. Maggior coraggio sul versante della spesa pubblica improduttiva, avrebbe consentito di porre rimedio, come era stato promesso, al permanere di questa stortura.

Le misure introdotte per potenziare il contrasto all’evasione fiscale, vedi adempimenti volontario e reverse charge, sono condivisibili e si muovono nella direzione da noi auspicata. Ma non bastano. Vanno trovati margini d’intervento per portare in alto la soglia del riscosso rispetto all’evaso oggi fermo a circa il 10%. Occorre incrementare in modo significativo l’attività investigativa, anche attraverso una riorganizzazione amministrativa che porti un maggior numero di personale, civile ma anche militare, all’attività di verifica e di accertamento. È su questo versante che devono essere trovate le risorse, non bisogna affidarsi a misure improvvisate, prive di lungimiranza. Come ad esempio quella dell’inserimento del Tfr in busta paga, un modo affatto trasparente per aumentare il gettito attraverso l’anticipo della tassazione Irpef e che avrà peraltro ripercussioni sugli accantonamenti di previdenza complementare di milioni di lavoratori iscritti. In tema previdenziale, inoltre, l’aumento esponenziale della tassazione applicata ai rendimenti dei fondi pensione, non solo penalizzerà i lavoratori con un aggravio di tassazione ma dà l’ennesimo segnale di incertezza rischiando di allontanare gli iscritti attuali e potenziali dal secondo pilastro che andrebbe invece maggiormente diffuso. Bisognerebbe quindi tornare ad incentivare il risparmio previdenziale e riprendere una campagna di informazione e comunicazione capace di raggiungere in modo capillare tutte le fasce di popolazione mettendo ogni lavoratore nella migliore condizione per poter scegliere il proprio futuro previdenziale. Non intervenire continuamente sulla normativa, disorientando i lavoratori e l’intero sistema, minandone così lo sviluppo e la crescita. Un sistema previdenziale che troppo spesso è stato usato per fare cassa, come dimostra anche l’intervento sull’unificazione dei pagamenti delle pensioni al 10 del mese. Su questo è bene che il Governo, dopo le prese di posizione del Sindacato, abbia fatto marcia indietro circoscrivendo l’intervento ai soli titolari di doppia pensione INPS ed ex INPDAP – circa 800.000 pensionati – ma chiediamo al Parlamento di riunificare il pagamento dei trattamenti al primo del mese evitando di danneggiare migliaia di pensionate e pensionati che proprio in quei giorni devono far pronte a pagamenti e scadenze.
Inoltre, dopo aver annunciato per mesi che il Governo stava studiando come reintrodurre un principio di flessibilità di accesso alla pensione, di questa sacrosanta esigenza nella Legge di Stabilità non vi è traccia. La UIL si batterà quindi affinché il Parlamento introduca unrange tra i 62 e i 70 anni entro il quale i lavoratori possano scegliere come e quando andare in pensione. Inoltre, dopo anni di interventi restrittivi ed iniqui sul sistema di rivalutazione delle pensioni, chiediamo che venga posta fine a questa ingiustizia - che ha impoverito i redditi di milioni di pensionati - ripristinando l’indicizzazione piena dei trattamenti.
Nel merito del disegno di legge avanziamo le seguenti osservazioni:


Bonus 80 euro
Per la UIL è positivo che il bonus di 80 euro sia stato reso strutturale con le medesime modalità e condizioni previste nell’intervento dello scorso giugno. Si tratta di una misura importante – per la quale ci siamo a lungo e fortemente battuti negli ultimi anni - che riduce le tasse per 10 miliardi ad oltre 11 milioni di lavoratori. Per la UIL l’esclusione dei pensionati e degli incapienti dal provvedimento è però inaccettabile, non rispetta gli impegni presi dallo stesso Presidente del Consiglio e rappresenta una profonda ingiustizia che va nella direzione opposta rispetto all’obiettivo dichiarato di voler dare ulteriore slancio ai consumi interni.


IRAP e Credito d’Imposta per attività di ricerca e sviluppo
Per la UIL è importante che si sia tornati indietro rispetto alla riduzione generalizzata dell’aliquota, dal 3,9% al 3,5%, attuata con il D.L. n. 66/2014. L’aliquota viene ora riportata al 3,9% e gli sgravi previsti sono mirati – come richiesto in più occasi oni dalla UIL - alle imprese che hanno dipendenti con contratto a tempo indeterminato. Una misura, dunque, che si inquadra nella riduzione del cuneo fiscale ma che è maggiormente mirata alle imprese che creano buona occupazione. Anche l’introduzione del credito d’imposta per attività d i ricerca e sviluppo va nella direzione giusta di premiare le imprese che fanno investimenti senza concedere incentivi a pioggia.


Sgravi contributi per assunzioni
Questo intervento è utilmente orientato a favorire l’occupazione ma va posta l’attenzione sul fatto che così come la norma è stata scritta, sostanzialmente senza limiti e condizioni e con nessun riferimento all’incremento del numero dei lavoratori, potrebbe essere aggirata e diventare un incentivo alla sostituzione dell’occupazione piuttosto che un incentivo per aumentare il numero degli occupati. Non raggiungendo quindi gli obiettivi primari dello stesso legislatore.
Peraltro condizioni per fruire delle agevolazioni fiscali sono state invece poste in provvedimenti emessi in passato con le medesime finalità. In particolare dall’art.7 della legge 388 /2000 art.2 de d.l. 209/2002 e da ultimo dalla Legge Letta del 2013.


Riduzione fondo contrattazione di secondo livello
La prevista riduzione di 200 milioni delle risorse a disposizione del Fondo è una scelta sbagliata che va nella direzione opposta rispetto a quella auspicata di stimolare la ripresa economica e di valorizzare la contrattazione di secondo livello.

Modifica Isee
L’ampliamento delle informazioni che gli operatori finanziari sono obbligati a comunicare all’Anagrafe Tributaria – compreso il valore medio di giacenza annua di depositi e conti correnti – è un fatto positivo che supera una “criticità” emersa proprio nel corso del Seminario UIL sul Nuovo Isee, dello scorso 3 febbraio, per migliorare uno strumento che può essere decisivo ai fini di deterrenza e di stimolo alla fedeltà fiscale.


Misure di Contrasto all’evasione fiscale
Le misure inserire nel DDL Stabilità per il rafforz amento del contrasto all’evasione fiscale vanno nella giusta direzione ma non sono sufficienti e devono essere implementate superando resistenze, interne ed esterne, procedendo con determinazione sulla strada della lotta all’evasione fiscale e non rassegnandosi ad un livello di evasione tra i più alti del mondo e ad un recupero che non arriva al 10% del totale evaso.
Per la UIL serve quindi un impegno più esplicito e determinato del Governo soprattutto grazie ad un maggiore e più efficace incrocio delle banche dati. Inoltre una vera svolta nella lotta all’evasione deve anche prevedere un ampliamento del contrasto di interessi, il potenziamento del ruolo degli enti locali nell’attività di contrasto e una riorga nizzazione dell'apparato statale attraverso la creazione - nel quadro dello già sperimentato “mode llo agenziale” - di una vera e propria struttura per l’accertamento, dedicata esclusivamente ai controlli. Chiediamo al Parlamento di inserire l’insieme di queste misure nella Legge di Stabilità per combattere quella che è la più grande anomalia nel sistema economico del nostro Paese, recuperando così ingenti risorse che ogni anno vengono sottratte alla collettività.


Fondo per la riduzione della pressione fiscale
Ribadiamo come il meccanismo di alimentazione del Fondo non consente di definire con certezza l’ammontare delle risorse anno per anno disponibili e rischia pertanto di ridurne sensibilmente l’efficacia rispetto agli obiettivi prefissati. Ecco perché come UIL chiediamo che le risorse destinate alla riduzione delle tasse siano invece definite da subito in percentuale su quanto in totale recuperato dalla revisione della spesa pubblica e dalla lotta all’evasione fiscale confluendo automaticamente nel fondo. In tal modo si libererebbero risorse per il finanziamento di interventi strutturali di riduzione della pressione fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati.


Clausole di salvaguardia
La prevista clausola di salvaguardia – che prevede l’eventuale aumento dell’aliquota IVA fino al 25,5% nel 2018 - è pericolosissima e costituisce una vera e propria minaccia rispetto all’obiettivo di riduzione complessiva della pressione fiscale. In un momento di stagnazione dei consumi interni si prevede la possibilità che le aliquote possano sali re di oltre tre punti percentuali portando il prelievo ai livelli più alti d’Europa. Un provvedimento sbagliato posto che le risorse necessarie al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica possono essere ben individuate su altre voci di spesa improduttiva e non certo a scapito dei consumi e della capacità di spesa di milioni di famiglie.

PREVIDENZA
TFR in busta paga
Sull’insieme del provvedimento relativo al TFR in busta paga la Legge di Stabilità produce sostanzialmente una vera e propria ingiustizia sottoponendolo a tassazione ordinaria e non alla tassazione separata propria del trattamento di fine rapporto. Una scelta che depotenzierà notevolmente l’effetto del provvedimento e che si tradurrà quindi in un aumento della tassazione per gran parte dei lavoratori rispetto all’attuale situazione. Le somme percepite in busta paga e relative al TFR sono infatti sterilizzate solo ai fini del calcolo del “bonus degli 80 euro”, mentre confluiscono nel reddito complessivo per tutti gli altri fini come per le detrazioni da lavoro dipendente e da carichi familiari.
Si tratta inoltre di un provvedimento che potrebbe incidere sugli accantonamenti di previdenza complementare con ripercussioni sui trattamenti futuri. Il TFR è infatti oggi la principale fonte di finanziamento della previdenza complementare (articolo 8, comma 1, d.lgs. n. 252/05) e senza quel 6,91% della retribuzione versato al Fondo pensione – e stante le retribuzioni medie particolarmente basse ed incapaci di favorire il risparmio previdenziale - l’accantonamento sarebbe assolutamente insufficiente ad assicurare una copertura di secondo pilastro adeguata alle future esigenze previdenziali. Ricordiamo anche che sul flusso contributivo individuale il rateo di TFR può pesare per oltre il 60%. È dunque evidente che l’interruzi one del versamento del TFR al Fondo non potrà non avere ripercussioni sulle prestazioni future.
Inoltre l’anticipo in busta paga del TFR vale solo per i lavoratori del settore privato e non per quello pubblico. Se nella visione del Governo questa decisione costituisce un vantaggio per i lavoratori, l'esclusione del comparto pubblico rappresenta una nuova pesante discriminazione per un settore già escluso dalla riforma della previdenza compleme ntare attuata con il d.lgs. n. 252/05. Una situazione inaccettabile e che esclude oltre 3 milioni di lavoratori da una possibilità di scelta offe rta invece a tutto il resto del mondo del lavoro. È per altro singolare che lo Stato da una parte chiede alle aziende di anticipare il TFR dei lavoratori, privandole di liquidità, dall’altra non lo fa lui pe r primo come datore di lavoro pubblico.


Tassazione rendimenti Fondi Pensione
Se si voleva dare un segnale forte nella riduzione della pressione fiscale questo aumento è del tutto sbagliato. Si tratta di un aggravio di tassazione dalle proporzioni enormi – che su un accumulo medio può incidere per oltre 5.000 euro in più di t asse - che impoverirà le pensioni integrative future penalizzando milioni di lavoratrici e lavoratori iscritti ai Fondi. La tassazione dei rendimenti dei fondi è peraltro un’anomalia tutta italiana posto che in Europa la tassazione avviene solo nella fase di prestazione finale. Per l’ennesima volta, inoltre, si adotta un provvedimento così penalizzante con effetto retroattivo ed in deroga allo Statuto dei Diritti del Contribuente, cosa gravissima che viola i principi di trasparenza ed i patti tra cittadino ed amministrazione fiscale e va nella direzione opposta di un rafforzamento dello Statuto come più volte richiesto dalla UIL. Questa tassazione si applica peraltro sul rendimento maturato e non solo su quello realizzato, una situazione ancor più penalizzate soprattutto se paragonata alla normativa ben più favorevole applicata ai fondi comuni di investimento. Si dà in oltre l’ennesimo segnale di incertezza sulle regole – cambiate due volte nel giro di soli due me si – che mina le basi stesse del funzionamento di ogni sistema pensionistico, di primo come di secondo pilastro. Questo messaggio rischia di compromettere anni di impegno nella diffusione della cultura previdenziale nel Paese, allontanando le persone dalla previdenza complementare e, quindi, penalizzandone il futuro. Peraltro è in netta contraddizione con quanto chiesto dalla stessa Commissione UE che nel suo Libro Bianco chiedeva agli Stati membri di “ottimizzare l’efficacia e l’efficienza di imposte ed altri incentivi al risparmio per pensioni private”. La norma, infine, lasciando i bond governativi tassati al 12,5% rispetto ai restanti strumenti tassati al 20%, incentiva l’investimento in titoli di Stato nei nostri portafogli ottenendo l’effetto contrario rispetto agli inviti spesso fatti dal Governo ai Fondi di investire maggiormente su strumenti collegati all’economia reale. Anche l’aumento di tassazione della rivalutazione del TFR lasciato in azienda, che passa dal 2015 dall’11% al 17% è un provvedimento che, unito alla situazione di deflazione attuale, avrà ripercussioni forti sugli accantonamenti di TFR.


Taglio Finanziamenti ai Patronati
Il taglio di circa il 40% operato sul sistema di finanziamento dei Patronati è sbagliato ed inaccettabile. Con tale provvedimento – che mira so lo a fare cassa e non ha alcun effetto positivo per i lavoratori - il Governo colpisce ancora una volta i cittadini più deboli che trovano quotidianamente nei Patronati assistenza, capacità di ascolto e aiuto nel districarsi tra le maglie della burocrazia. I Patronati svolgono da sempre un lavoro prezioso che contribuisce anche al buon funzionamento degli enti pubblici, di quelli previdenziali e assistenziali fornendo spesso prestazioni che non sono in alcun modo retribuite. I Patronati svolgono poi un decisivo ruolo di assistenza per gli italiani all’estero nel rapporto con ambasciate e consolati. Su questo ricordiamo infatti al Governo che recenti indagini demoscopiche di importanti istituti indipendenti hanno fotografato l’importanza ed il ruolo di questi istituti anche nel rapporto costi/benefici. Con questo taglio il Governo mette anche a repentaglio migliaia di posti di lavoro e la presenza di molti uffici sul territorio nazionale. La UIL non lascerà soli i cittadini ed i lavoratori e si batterà affinché il Parlamento ponga rimedio a questa gravissima ingiustizia.

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